A Firenze tutto si tiene: l’artisticità della città va intesa e conosciuta come un fatto unitario.
Firenze e gli Uffizi. Il museo attraversa la città come una strada aerea e la città entra visibilmente nel museo.
La bellezza che abita il museo dilaga nelle piazze e nelle strade, si fa linea di colline e profilo di ponti, si fa cupole e campanili, colori di intonaci e di pietre. La bellezza fiorentina è fatta di rispecchiamenti e di equilibri. I colori della pittura si riflettono nei colori e nelle forme della città.
In mezzo il corridoio offre ai visitatori la vista sulla città, sui ponti, sul fiume, perché i Medici erano collezionisti di vedute, oltre che di capolavori.
Nel marzo del 1565 Cosimo I de’ Medici chiamò l’architetto Giorgio Vasari per commissionare un passaggio coperto e sopraelevato che servisse a unire Palazzo Vecchio, dove Cosimo abitava, con la famiglia presso la reggia di Palazzo Pitti, un recente acquisto compiuto grazie alla dote ricevuta da Cosimo in seguito al matrimonio con Eleonora di Toledo, la figlia del viceré di Napoli Juan Carlos di Toledo.
I tempi dati a Vasari da Cosimo I per la conclusione dei lavori di questo passaggio erano molto stretti, perché nel dicembre del 1565 si sarebbero celebrate le nozze tra il figlio di Cosimo I, Francesco, e l’arciduchessa Giovanna d’Austria, per saldare un’alleanza internazionale con gli Asburgo che per i Medici in quel momento era di fondamentale importanza. Il matrimonio fu dunque l’occasione ideale per realizzare il corridoio che, sorvolando dall’alto una grande porzione della città, avrebbe dovuto stupire il corteo nuziale venuto al seguito dell’arciduchessa.
Il compito affidato a Vasari fu dunque quello di realizzare un’opera che avrebbe dovuto essere letteralmente impressionante, e questi riuscì nella straordinaria impresa di portare a compimento il progetto in soli cinque mesi. Lo concepì come un “volo” architettonico che doveva racchiudere innanzitutto una “collezione” di vedute aeree straordinarie dalle finestre e dagli oblò aperti su ogni lato; affacci, panorami, paesaggi, che sembrano ispirati ai medesimi principi che nella Firenze tra Quattro e Cinquecento dettero vita a un canone estetico diffuso, lo stesso che si ritrova nei capolavori di Botticelli, Leonardo, Michelangelo, e non solo.
Palazzo Vecchio è il monumento simbolo della città e, da oltre sette secoli, sede del suo governo. Palazzo Vecchio reca testimonianze straordinarie di tutte le fasi salienti della storia e dell’arte di Firenze.
Dai resti del teatro di età romana conservati nel sottosuolo, si passa ai sontuosi ambienti dei quartieri monumentali decorati da celebri artisti del XV e XVI secolo, per giungere infine agli spettacolari affacci panoramici del camminamento di ronda e della torre.
Tra i capolavori presenti nell’edificio, la Giuditta di Donatello, le pitture di Bronzino nella Cappella di Eleonora e il Genio della Vittoria di Michelangelo.
La Chiesa di San Pier Scheraggio, eretta nel secolo XI sulle vestigia di una chiesa preesistente (il nome deriva da un fosso poi interrato utile allo “scheraggio delle acque reflue”), era originariamente un ampio edificio a tre navate con cripta, campanile e zona cimiteriale.
Il grande scalone, che porta ai piani superiori, opera di Giorgio Vasari, è ornato di busti e sculture di epoche diverse, soprattutto copie romane da originali greci. Al primo piano, sulla sinistra, è l’ingresso al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe. La collezione di disegni e stampe fu iniziata nel XVII secolo dal cardinale Leopoldo de’ Medici.
La storia della Loggia del Pesce inizia al tempo di Cosimo I de’ Medici: quando fu progettato il percorso del Corridoio Vasariano si incontrò la necessità di spostare i mercanti del pesce, che fino ad allora si posizionavano presso il Lungarno degli Archibusieri, a ridosso del Ponte Vecchio.
Il Ponte Vecchio è un ponte storico sul fiume Arno a Firenze. Il ponte collega via Por Santa Maria (angolo lungarno degli Acciaiuoli e lungarno degli Archibusieri) a via de’ Guicciardini (angolo borgo San Jacopo e via de’ Bardi). La denominazione fu conferita a quello che era il più antico ponte fiorentino nel momento in cui fu costruito il ponte alla Carraia, detto allora “ponte Nuovo”.
Torre dei Mannelli si trova sull’estremità del Ponte Vecchio, il ponte più prestigioso di Firenze, per anni il fulcro della vita commerciale e il centro dell’attività turistica fiorentina. Vanta una lunga e travagliata storia che l’ha vista protagonista di molte vicissitudini e contese a causa della sua posizione strategica. Oggi è l’unica superstite delle quattro torri che controllavano il ponte ai quattro angoli.
La chiesa di Santa Felicita è un’ importante chiesa di Firenze situata nel quartiere di Oltrarno e si trova a pochi passi da Ponte Vecchio. Vale la pena fermarsi per ammirare un assoluto capolavoro del manierismo fiorentino, che si trova appena entrati, sulla destra nella brunelleschiana Cappella Capponi. Si tratta della sublime Deposizione di Jacopo Carucci, detto il Pontormo, cui si deve anche la vicina Annunciazione (1525 circa). La chiesa conserva anche numerose opere trecentesche. Una particolarità: il Corridoio Vasariano attraversa questa chiesa ed è ben visibile sia dall’interno che dall’esterno.
Alle spalle di Palazzo Pitti si estende il meraviglioso Giardino di Boboli. I Medici per primi ne curarono la sistemazione, creando il modello di giardino all’italiana che divenne esemplare per molte corti europee. La vasta superficie verde suddivisa in modo regolare, costituisce un vero e proprio museo all’aperto, popolato di statue antiche e rinascimentali, ornato di grotte, prima fra tutte quella celeberrima realizzata da Bernardo Buontalenti, e di grandi fontane, come quella del Nettuno e dell’Oceano.
Acquistato nel 1550 da Cosimo I de’Medici e dalla moglie Eleonora di Toledo per trasformarlo nella nuova residenza granducale, Palazzo Pitti diventò ben presto il simbolo del potere consolidato dei Medici sulla Toscana. Reggia di altre due dinastie, quella degli Asburgo-Lorena (successori dei Medici dal 1737) e dei Savoia, che lo abitarono in veste di reali d’Italia dal 1865, Palazzo Pitti porta ancora il nome del suo primo proprietario, il banchiere fiorentino Luca Pitti, che alla metà del Quattrocento lo volle edificare – forse su disegno di Brunelleschi – al di là dell’Arno, ai piedi della collina di Boboli.